giovedì 26 agosto 2010


Aggiungo oltre al dolore lo sconforto nel constatare che l'esistenza di certi soggetti come la Onlus Bortolani abbiano il potere di "condannare" a morte vite umane, quelle degli italiani forse valgono meno. Sconforto anche per i soldi che noi contribuenti dobbiamo nostro malgrado far pervenire a ricerche "accademiche" che non "urteranno" gli interessi di cicchesia.
Barbara
                                           
di Antonietta Gatti
Le vacanze dovrebbero essere un periodo di relax in cui una persona si ritempra dalle fatiche dell’anno passato e si prepara ad affrontare quelle invernali.
Purtroppo questo non succede a chi è ammalato ed è in un letto di ospedale.
Per quanto riguarda me, che grazie a Dio non sono ammalata, le mie vacanze non  sono state  quelle di relax che mi ero aspettata.
Andando in una località a me sconosciuta, mi sono persa e, percorrendo una strada non asfaltata e molto sassosa, mi sono fermata a chiedere informazioni all’unica persona che ho visto nel giro di vari chilometri. Seguendo un impulso, mi sono messa a parlare con questa persona ed ho scoperto che era il padre di un ragazzo di 22 anni che mi aveva cercato qualche mese fa chiedendomi aiuto per la sua malattia. Ho detto era il padre, usando un tempo passato, perché il ragazzo è morto di leucemia un mese fa. A lui, al ragazzo, non avevo potuto dare nessun aiuto perché, come è noto, non posso più fare nessuna analisi dato che, come è altrettanto noto, il microscopio con cui conducevo questo tipo d’investigazioni è stato donato dalla signora Marina Bortolani, presidentessa della Onlus Carlo Bortolani, all’Università di Urbino che, una volta ricevuto il dono, invece di fare le meravigliose ricerche che ha tenuto a sbandierare e di lasciarlo disponibile a noi “almeno un giorno la settimana” come altrettanto sbandierato, lo tiene debitamente chiuso in una stanza, fermo, inutilizzato e inutilizzabile. Forse lo regalerà all’ARPA Marche. (NON COMMENTO!)
Nei casi di leucemia si possono analizzare le biopsie osteomidollari o il reperto di un ago aspirato come si fa di norma per ricavare la diagnosi. Su quegli stessi campioni si possono vedere anche altre cose, per esempio se ci sono dei corpi estranei nanodimensionati, cosa che costituisce il cuore delle mie ricerche.
Le mie analisi non sarebbero ovviamente servite a salvare il ragazzo, ma potevano da una parte verificare se nei suoi tessuti ci fossero corpi estranei, per esempio di tipo metallico con dimensioni submicroniche, e dall’altra, analizzando la loro composizione chimica e la loro forma, indagare sulla  loro possibile origine e sulla sorgente che le aveva emesse.  Un mio sopralluogo nella sua abitazione, nel suo ambiente di lavoro o di svago sarebbero potute servire ad individuare la possibile sorgente d’inquinamento.
Questo lavoro è fondamentale per due motivi:
1- Se il paziente è ancora esposto all’inquinamento che l’ha portato alla malattia, eliminando la sorgente o allontanandolo da questa, esiste la possibilità che i farmaci possano essere più efficaci, ma sicuramente l’organismo umano, non essendo più esposto agli agenti patogeni, può trovare al suo interno meccanismi di  recupero.
2- L’indagine può servire per mettere in atto un forma efficace di prevenzione per altre persone che vivono nella zona e che hanno probabilità di essere soggette a quell’inquinamento.
Nel caso del ragazzo di cui dicevo, parlando col padre mi è stata data la notizia della morte precoce di una ragazzina sempre della stessa zona e sempre con la stessa patologia, notizia che sto verificando.
Nel caso specifico, come in tanti altri casi analoghi, non ho avuto modo d’intervenire perché la signora Bortolani, di sua sola iniziativa, senza il consenso di  Beppe Grillo (adesso lo so) e sotto la sua sola responsabilità, ha negato questo tipo d’aiuto alla popolazione. La tecnologia ha messo a disposizione uno strumento in più per aiutare chi soffre e la signora decide di negarlo.
Tanta disumanità sconforta.
La signora Bortolani, con la sua Onlus, sua e di nessun altro, dato che non permette a nessuno di aderirvi come, invece, deve essere da statuto, pretende di tutelare i diritti dei condannati a morte  americani,  cioè i diritti di delinquenti, alcune volte rei confessi cui una giuria ha deciso comminare la pena di morte. Non è qui in discussione la follia della pena capitale né mi permetto di dare giudizi sui condannati che, magari, sono innocenti. Qui io obbietto sulle lacrime versate per un prigioniero lontano e per gli occhi asciutti verso il destino di giovani, non di rado bambini, a due passi da noi, che dovrebbero avere il diritto di un futuro.
Quelli, no: a loro non è dato nemmeno di sapere perché stanno morendo.
Ora, se nella zona in cui è avvenuto l’incontro ci saranno altri decessi di uomini o di animali, io non avrò altra scelta se non di chiamare la signora Bortolani in giudizio. Allora lei dovrà dimostrare che, se io avessi fatto ciò che era del tutto possibile fare tramite il microscopio di cui non dispongo più e avessi potuto allertare del rischio, nessuno l’avrebbe comunque scampata. Ma deve essere davvero nessuno.
Io non ho potuto fare niente per quel ragazzo e non ho potuto fare niente per quel padre per il quale nemmeno esistono parole che possano lenirne il dolore. Non dovrebbe succedere che si sopravviva al proprio figlio: noi non siamo preparati perché non è nell’ordine naturale delle cose. 
Quell’incontro apparentemente casuale, purtroppo, non è stato l’unico (vedi prossimo post). Io non credo alle coincidenze, ma credo che questi siano stati segni esplicitamente a me diretti. Credo di aver capito che c’è qualcuno o qualcosa che guida i miei passi e che non mi debbo fermare. Non posso abbandonare queste persone. La Bortolani è stato solo un incidente di percorso che non può fermare le ricerche. Credo che la Provvidenza provvederà a far sì che le ricerche sulle nanopatologie continuino.
Antonietta Gatti
MESSAGGIO CRIPTATO a MB: sono sulla via dei 30 denari.


Dopo sette mesi e un giorno


A volte, lo confesso, mi sembra di vivere in un immenso nonsense dal quale non si esce.
Pur annoiato dall’argomento, tenterò di rispondere ai commenti comparsi nel blog e alle mail che continuano ad arrivarmi privatamente a proposito dell’ormai più che stucchevole vicenda del microscopio del quale ieri, 22 agosto, abbiamo ricordato la ricorrenza del settimo mese dal momento del suo “trasloco” presso l’Università di Urbino dove resta, come era del tutto prevedibile, rigorosamente spento. Altri commenti riguardano Di Pietro e Travaglio, personaggi che non mi destano nessun interesse ma che, pare, interessano i frequentatori del blog.
Ormai senza più stupore, registro l’esistenza di chi ancora nutre dubbi sull’argomento Grillo-microscopio, un argomento ormai di una chiarezza cristallina per chi abbia la possibilità di avvalersi di quella parte del cervello che funziona in base all’oggettività, ma nebuloso per gli altri. Dopotutto, sembrerà impossibile ma ci sono gruppi ”scientifici” che restano convinti della validità del sistema tolemaico. Dunque, nessuna meraviglia.

I fatti:
1. Io conobbi il comico Grillo nel febbraio del 2005 non perché lo avessi cercato io - cosa che non avrei avuto ragione di fare, ignorandone se non l’esistenza, l’attività – ma perché mi cercò lui tramite Marco Morosini, uno scienziato italiano che lavora al Politecnico di Zurigo. Da allora presi parte a qualche spettacolo del comico.
2. Un anno dopo la reciproca conoscenza, a fine febbraio del 2006 - e si veda il libro Il Girone delle Polveri Sottili in proposito - nel corso di una visita fatta insieme a Reggio Emilia, dico a Grillo che il microscopio elettronico con cui mia moglie ed io facciamo ricerca ci verrà sottratto. Grillo dà inizio ad una raccolta popolare di fondi per raccogliere i 378.000 Euro necessari per l’operazione. Da allora, per un anno, io partecipo a molti suoi spettacoli nel corso dei quali parlo di nanopatologie e, oltre a questo, tengo oltre 200 conferenze da solo, il tutto per raccattare quei fondi.
3. Per una mia ingenuità, i fondi arrivano all’Associazione Onlus Carlo Bortolani che non mi consente mai di controllare i conti relativi al denaro arrivato e che diventa poi proprietaria del microscopio.
4. Il 30 giugno 2009 la Onlus Bortolani m’informa di aver “donato” il microscopio all’Università di Urbino che il 22 gennaio 2010 viene a prenderselo. Da allora l’apparecchio è inutilizzato, non essendo mai stato nemmeno ricalibrato dopo il trasferimento, il che ne rende impossibile l’uso.
I motivi di perplessità cui nessuno pare intenzionato a dare risposta onesta:
1. Grillo mi usò come attrazione per i suoi spettacoli, approfittando del mio lavoro e del nome di mia moglie e mio assicurando il mondo che il denaro raccolto sarebbe servito per acquistare un microscopio elettronico per i dottori Gatti e Montanari. Mai lui o altri fecero menzione di altre destinazioni. Poi, invece, il microscopio finì altrove. Ora qualche spiritoso pretende che io sia grato al comico che si è servito di me in quel modo.
2. La Onlus Carlo Bortolani rifiutò sempre di mostrare a mia moglie e a me i tabulati della banca su cui arrivavano le donazioni. Magari qualcuno mi spiegherà il perché.
3. Dopo il pagamento del microscopio fu impossibile avere qualsiasi relazione con la Onlus Bortolani. Telefonate, mail e lettere da parte nostra restarono tutte senza risposta. Poi, a giugno 2009, la Onlus Bortolani mandò una raccomandata in cui ci comunicava come fatto compiuto la “donazione”. La domanda è perché noi non siamo mai stati avvertiti che s’intendeva sottrarci l’apparecchio? Perché se, al di là della moralità dell’operazione e dell’evidente distorsione degl’intenti resi pubblici nel corso della raccolta, si voleva dare il microscopio ad un ente pubblico, non lo si è dato al Laboratorio dei Biomateriali dell’Università di Modena di cui mia moglie è responsabile? Perché, poi, proprio ad Urbino? Io le risposte le conosco: l’unico motivo per l’operazione era quello d’imbavagliare la nostra ricerca che stava dando fastidio a qualcuno che contava e Urbino si prestava alla perfezione: nessuna competenza in campo di nanopatologie, gravi difficoltà finanziarie che non permettevano né permettono la messa in funzione e il mantenimento del microscopio e, mal che andasse, poi, Urbino aveva lavorato contro di me quando io mi opposi alla costruzione dell’inceneritore a biomasse della frazione di Schieppe. Dunque, una garanzia. Il Laboratorio dell’Università di Modena avrebbe in qualche modo consentito la continuazione delle ricerche e, per questo, non poteva andare.
4. Grillo e Bortolani erigono un muro di gomma silenzioso quando io chiedo un confronto con loro. Mi pare che questo comportamento equivalga ad una risposta chiara.
5. Nel luglio 2009 Beppe Grillo mandò una diffida tramite l’avvocato Maurizio Grillo (nipote) perché un gruppo di grillini fiorentino aveva iniziato una raccolta fondi per sostenere le nostre ricerche. Se qualcuno ha una spiegazione che non sia ridicola o vergognosa, è pregato di fornirla, visto che il ragionier Giuseppe (Beppe) Grillo non l’ha mai data.
6. Qualcuno molto vicino a Grillo ha fatto sì che la Onlus Ricerca è Vita fosse chiusa con la motivazione che le onlus non possono occuparsi di ricerca. C’è chi sappia spiegare il perché? Faccio notare che basta dare un’occhiata tramite un qualunque motore Internet per trovare centinaia di onlus che si occupano solo ed esclusivamente di ricerca. Ma, al di là di questo, il tentativo d’imbavagliarci è evidentissimo, alla faccia del “complottismo” che pare infastidire tanto qualcuno che la sa lunga. Nessun complotto in questo caso , ma solo la difesa d’interessi molto più grandi di me da parte di qualcuno che non prova vergogna.
7. Non di rado mi si obietta che Grillo, Di Pietro e Travaglio sono preferibili a chi timona l’Italia oggi. Personalmente temo moltissimo i lupi travestiti da agnello che, mettendo in pratica una tecnica consolidata nei secoli, si appropriano di qualche battaglia giusta (che poi conducono come fa comodo a loro, vedi la vicenda proprio di Grillo e del microscopio) per attirare gl’ingenui di buona volontà e fare con loro massa critica per fini che non sempre mi sento di condividere. Le censure ferree del blog di Grillo (marchiato Casaleggio come quello di Di Pietro) e de IL FATTO QUOTIDIANO dovrebbero dire qualcosa a chi non è ancora completamente anestetizzato.
8. A margine, l’argomento del giornalino di Travaglio. Negli ultimi mesi ho ricevuto varie mail di persone che mi comunicavano di aver informato IL FATTO QUOTIDIANO dell’impresa di Grillo responsabile con la Bortolani del trasferimento del microscopio. I lettori di quel foglio “d’informazione” avranno potuto costatare come il silenzio sia stato assoluto.
9. E, a proposito d’informazione, qualcuno vada a controllare quei blog e quei giornali telematici nei quali si mise in atto una minuziosa opera di diffamazione nei miei confronti quando si trattava di giustificare il “trasloco”. Nella loro onestà, nessuno di quelli fa menzione dello schifo di sette mesi d’inattività assoluta, delle enormità raccontate dal preside della facoltà di scienze di quell’università destinataria della “donazione”, di una ricerca imbavagliata e di tante persone che ora dovrebbero rivolgersi ad Urbino, a Grillo o alla Bortolani per avere risposte e difese.

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